Biografia
Olga Lepri (1997) è cresciuta a Bruxelles e ha studiato Pittura e Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, conseguendo la laurea triennale e magistrale nel 2021. Nel 2022 ha completato il Master of Art presso la LUISS Business School di Roma.
Lavora nel suo studio in Umbria. La sua pratica si radica nella pittura e nel disegno, integrando ricerca visiva, storica e concettuale, oltre a tecniche di animazione in stop-motion.
Ha partecipato a diversi progetti ed esposizioni, collaborando con piattaforme d’arte, gallerie e musei.
Recentemente ha collaborato con la Galleria Marignana Arte, ADDart Gallery e Galleria Giovanni Bonelli
Parallelamente alla sua attività artistica, ha collaborato per due anni con l’Accademia di Belle Arti di Venezia come assistente alla didattica per il corso di Anatomia Artistica (2019–2021), con The Brooklyn Rail come assistente editoriale (2019) e con la Galerie Nathalie Obadia (2023).
Statement
La mia ricerca visiva si sviluppa sulla soglia tra dimensione fisica e immateriale. Lavoro mescolando tecniche di pittura e disegno, considerando il segno grafico come un atto fondativo sia nella ricerca che nell’espressione. L’immagine animata e la meticolosa ricerca iconografica sono nel mio lavoro parte integrante dello stesso processo di percezione e ricostruzione dell’immagine nel tempo. Stratificazione, movimento e decostruzione diventano linguaggi procedurali attraverso cui stati emotivi complessi si incarnano e si trasformano.
Riflettere sull’incerta relazione tra umano e reale è per me un inevitabile punto di partenza per investigare i confini del sé nella la trasformazione, nell’ambiente e nella propriocezione. Il perpetuo desiderio di fuga, l’impossibilità di volare o l’esperienza della cecità agiscono come metafore della tensione umana tra il senso del limite e la speranza di una trasfigurazione.
In particolare, il mio lavoro prende ispirazione dal potenziale che risiede nelle forme organiche e simboliche, ripensate nella fusione di anatomie e corpi, come in una pareidolia. Guardo all’anatomia non nel senso descrittivo, ma percettivo e strutturale: un territorio mutevole e sensibile dove il volume, il gesto e la visione convergono.