04.10.2025 - 20.12.2025

Préludes o della forma in-attesa

Greta Ferretti, Olga Lepri e Sara Pacucci

Galleria Marignana Arte

Pubblicazione con testo di Jonathan Molinari

Marignana Arte è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra Préludes o della forma in-attesa, che aprirà al pubblico sabato 4 ottobre 2025. La collettiva presenta il lavoro di tre giovani artiste – Greta Ferretti, Olga Lepri e Sara Pacucci – che attraverso la pittura esplorano il tema dell’attesa come spazio di riflessione poetico ed artistico. Le tre artiste, tutte under 30, hanno compiuto i propri studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.  In musica i Preludes sono brevi brani suonati in maniera estemporanea. Nell’opera lirica in molti casi è suonato a sipario chiuso, prima dell’esecuzione del pezzo vero e proprio. Il termine viene dal latino praeludere (prae- «pre-» e ludĕre «esercitarsi, giocare») e in senso esteso significa “annunciare, dare indizio di ciò che avverrà in seguito”. Il “giocare” (con le parole, i suoni o i colori) è dunque il momento che precede e che in qualche modo origina l’opera che ne scaturirà, come se nel preludio ogni possibilità fosse ancora aperta, indefinita, sospesa e in un certo senso in-attesa. Le opere pittoriche di Sara Pacucci, Greta Ferretti e Olga Lepri esposte nella mostra indagano tutte, ognuna dalla propria e originale prospettiva, questo “spazio dell’in-attesa” in cui sogno e realtà, visione e occultamento, memoria e presenza sfumano e si fondono per far spazio all’avvento dell’imprevisto. […] “La pittura cela e rivela – ha detto in un’intervista Olga Lepri – è un sistema di strati e accostamenti, di punti luce e di contrasti: essa evidenzia la non scontatezza del reale. L’incertezza del visibile offre l’occasione di innescare l’attività fantasiosa e interpretativa della realtà”.

“Per Olga Lepri, le cui opere abitano la terza e ultima sala della mostra, il preludio si manifesta invece come condizione di attesa e sospensione che ridefinisce il rapporto tra umano e reale. È un tempo “del non-ancora” – come lo ha definito lei stessa – in cui lo spettatore non riceve un’immagine compiuta ma è chiamato a confrontarsi con l’incertezza, costretto ad immaginare ciò che ancora non è dato. In questo senso il preludio diventa anticipazione: non semplice attesa, ma esercizio di interpretazione, presagio e pre-visione,in cui la percezione si muove tra premonizione e presente. Lettrice attenta di Derrida, l’artista riflette su come nel disegno e nello scrivere la mano preceda la vista, affidandosi alla memoria dei segni per aprirsi un varco verso l’invisibile: “la mano si avanza – scriveva Derrida – si precipita, certo, si slancia, ma questa volta al posto della testa, come per precederla, prepararla, proteggerla” (Jacques Derrida, Mémoires d’aveugle. L’autoportrait et autres ruines, Paris, Éditions de la Réunion des musées nationaux, 1990, p. 12.). Nei lavori di Olga Lepri l’immagine si abbozza così come gesto cieco. Opere come Battito (Slipaway), Applauso (Slipaway) e il dittico Ascesa / Caduta mettono in scena questa temporalità: legata al ritmo, al presagio, alla mobilità ambigua delle forme, sempre in oscillazione tra comparsa e dissoluzione.”


Estratto dalla pubblicazione con testo di Jonathan Molinari

ph. Enrico Fiorese
"Ascesa (Slipaway)", 2025  |  Pittura ad olio su tela, su tavola | 
 97,6 x 70 cm