La ricerca sul tema onirico nasce dalla necessità di esplorare una sfumatura del non vedere: ciò che accade a palpebre chiuse e nell’inconscio remoto quando il corpo si cala nel sonno. L’immagine delle Porte del Sonno, citate nell’Odissea e attraversate dai sogni veritieri o ingannevoli, mette in luce la ricerca istintiva dell’essere umano per la verità e l’importanza dell’interpretazione attiva, anche di sé stessi. Lo spettatore è invitato a contemplare il paesaggio liminare tra il corpo interiore e la realtà fisica, calandosi nei movimenti dei corpi di una o dell’altra visione. Il movimento del volo umano che prende forma tridimensionale e l’effetto del komorebi che trasforma la luce in sostanza palpabile, sono elementi ricorrenti ed intimi, provenienti dall’intiricata realtà dei sogni. Infine, il nastro riflettente che delimita alcune opere, negozia un confine di transizione tra la realtà e l’immagine, come un’unica apparizione.








